Stanotte ho sognato che ero in giro con alcuni amici e conoscenti e mi facevano una sorpresa: ti portiamo a vedere una chiesa monumentale, tutta restaurata! A Reggio Emilia!
Boh. Vedevo la chiesa tutta restaurata, in mattoni color sampetronio, e tutt'intorno delle gru a perdita d'occhio sull'orizzonte. c'era anche una porta della città monumentale, senza mura, con alberi altissimi tutto intorno ed una strada che si inerpicava su una collina (già lì avrei dovuto sospettare: una collina a Reggio Emilia?).
Gli altri viaggiatori si aspettavano che li guidassi, ma io non sono quasi mai stata a Reggio Emilia e di ciò un po' mi vergogno, un po' no.
Comunque alla fine entravamo a vedere questa chiesa.
Allora prima di entrare cercavo di spegnere la suoneria dei telefoni e invece delle modalità solite (normale, silenzioso, vibrazione...) venivano fuori una ad una tutte le canzoni dei CCCP e dei CSI, che si proiettavano anche su uno schermo nel guardaroba (?) della chiesa. Intanto altre persone mi facevano fretta: dai, vieni, stiamo aspettando te!
Alla fine esaurivo le canzoni dei CCCP, ne veniva fuori una degli 883. Avvilita, decidevo di non visitare la chiesa.
L'altra mattina quando ho acceso l'aria condizionata della Škoda aveva un odore come se l'avessero presa su i Gatti e il mostro dell'armadio per farci un giro, poi fosse piovuto mentre erano in giro senza ombrello e ripartendo avessero anche dato un passaggio al Falsocane a al Canegiallo e poi tutti insieme ci avessero strajato (rovesciato ma peggio) l'unto della pizza e lasciata parcheggiata sotto un tiglio.
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nota al testo: il Falsocane è il cane che trovo sempre a Las Spezia e compare talvolta nelle foto come mio cane, ma non è il mio cane. è il cane di uno che abita più a monte di me. I gatti non fanno tante storie al Falsocane, mentre il Canegiallo lo prendono su a patto che non li faccia correre dietro una lucertola senza motivo. Teoricamente la Škoda non sarebbe omologata per cinque, ma Gatto Uno dorme nel baule.
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corollario al testo: almeno quando la prendeva su mio cugino senza dire niente trovavo solo la radio spostata su M2O a volume alto (solo?!)
Sottotitolo: recensioni di due saggi che sto leggendo
Sottotitolo ulteriore: se solo il mondo accademico fosse pronto.
"A parere di chi scrive, il saggio contiene troppi punti di domanda e ancor più punti esclamativi per essere considerato una pubblicazione scientifica.
E comunque si vede che è stato scritto da un francese."
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"L'autore del presente saggio su (Cosa Che Non Interessa Quasi A Nessuno) risulta essersi in seguito affermato nel mondo della fiction di argomento fantascientifico. Salvo uno spiacevole caso di omonimia, credo che tutti dovremmo seguire il suo esempio"
Circa due mesi fa, stazione di Parma.
- Buongiorno, vorrei fare la carta verde. E un biglietto per Tomi.
- Eh, la carta verde se la faccia fare a Tomi, santo cielo! Mi piacerebbe, a me, lavorare a Tomi! Lo sa quanto lavorano a Tomi? Un terzo di noi! Lo vede quanto lavoriamo noi? Eh! Loro un terzo! (ad lib.)
- Scusi, si sta per caso rifiutando di vendermi la carta verde?
- E vabbé, vabbé. Però io le dico, a Tomi, un terzo lavorano, rispetto a noi! Ah! Potessi io lavorare a Tomi! (ad lib.)
in tre minuti stampa la carta verde, su un biglietto uguale a quello del treno. gaudio, sul momento: non dovrò mai più interagire con esseri umani per fare il biglietto.
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Circa due settimane fa, stazione di Tomi.
Ho un quarto d'ora di tempo e nella saletta dell'assistenza clienti non c'è nessuno. Decido di farmi del male.
- Permesso, scusi...
- Prego?
- Volevo chiederle: questa carta verde stampata così... come un biglietto del treno normale... è provvisoria e mi mandano a casa il tesserino, o è definitiva?
- Uh, ma che strana... l'ha per caso fatta in una stazione molto piccola... impresenziata?
- ...
- Eh.
- ...
- Cosa vuole che le dica: se ha paura di confonderla con gli altri biglietti del treno, la segni con un pennarello.
No comment.
- seduta spiritica per contattare il Gaio Minicio M.D. (ma anche Dioscoros M.D.) e chiedergli spiegazioni (già mi immagino il dialogo: "scusi, lei aveva un ambulatorio di proprietà? e se no, a chi pagava l'affitto, a un privato o allo stato? quali titoli aveva per ricoprire il ruolo di M.D.? mi farebbe vedere le ricevute delle tasse?" altro che la sapienza degli antichi, qui ci vuole un commercialista)
- trapanazione del cranio per sconfiggere l'emicrania (chissà se la passa la mutua e se la fanno al centro cefalee)
- petizione alla regione emilia romagna per ottenere un vento regolare e fresco (in emilia, a differenza di tutti gli altri paesi civili, non c'è un vento regolare: Cf. Nori 2008)
Attività del giorno: farsi venire gli occhi quadrati a furia di tradurre articoli sull'argomento "medicina legale nell'egitto greco romano" (che si poteva sottotitolare: chiedere ai villici di costruirvi una nave gratis può nuocere gravemente alla salute, oggi come allora), digitare e cancellare ipotesi campate in aria e non suffragate da nessuna prova (le prove sono state mangiate e digerite dai beghi del papiro) su come diavolo era finito in un villaggio di contadini egiziani un medico (legale) apparentemente latino e completo di tria nomina.
La risposta, alla fine di questa giornata, è che non ne ho la minima idea.
(Ma sono speranzosa perché mi manca ancora un articolo crucco da tradurre*)
In compenso, sfruttando tutte le ipotesi di oggi e con l'aura sempre fascinosa dell'espressione "medicina legale" potrei scrivere una serie di gialli ambientati nell'amena campagna egiziana, in cui il Gaio Minicio indaga su misteriosi percuotimenti di gente che chiede ai villici di costruire navi gratis, o anche per più futili motivi, tipo piani per uccidere gente mentre fa il bagno che una volta scoperti portano la gente a non lavarsi e la qualità della vita dei poveri egiziani a deteriorarsi rapidamente. In pratica, la Margaret Doody de noartri.
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*: ci metto il doppio del tempo che ci vuole per tradurre da qualsiasi lingua per cui ho bisogno del vocabolario perché vengo sempre attratta dalla parola interessante che immancabilmente trovo subito sopra o sotto il lemma che mi interessa o nei suoi esempi: ieri era Kadavergehorsam (obbedienza cieca ed assoluta: poi mi sono persa nell'etimologia, poi mi sono infastidita per il primo risultato di google) oggi invece il più leggero Buchstabensuppe e Buchstabenwirrwarr (tutte cose che hanno a che fare con la minestra a forma di alfabeto). Poi mi incaglio anche nelle parole italiane: oggi era perizia, che mi fa venire in mente i pomodori perini, ma anche l'essenza (in senso filosofico, temo) della pera.
Il patriarca Trevisanovič* mi ha incorniciato il quadro di Lenin Gobbetto seduto nel suo ufficio al cremlino (sono riuscita a leggere la didascalia), adesso la situazione è che: io devo decidere dove appenderlo (Lenin, non il patriarca), lui (il patriarca, non Lenin) deve mettermi a posto una cintura, e la signora Z. mi cucina le cotolette.
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*: perché nei simboli disponibili dell'editor di splinder ci sono tutti i caratteri ikea (Ø, þ, ð) ma non č e ž, e devo sempre fare copia e incolla per scrivere Trevisanovič e žanabestia, sapendomi ciò briga?
sottotitolo: l'avessi intitolato When in Ferrara and Reggio Emilia, sarebbe stato lo stesso.
«Presso di loro si verifica un fatto particolare, che sfugge ai Persiani stessi, ma non a noi: i loro nomi (...) terminano tutti con la medesima lettera, che i Dori chiamano 'san' e gli Ioni 'sigma'. Se si effettuano delle ricerche, si scoprirà che i nomi dei Persiani terminano tutti, senza eccezioni, nello stesso modo»
Erodoto, Storie, I 139
«[i Persiani] hanno poi l'abitudine di discutere delle cose più serie in stato di ubriachezza. La decisione presa nel corso della discussione viene riproposta loro l'indomani, quando sono sobri, dal padrone della casa nella quale si trovano per discutere: se la approvano anche da sobri, la mettono in atto, altrimenti la lasciano cadere; e se la prima volta hanno discusso da sobri, riesaminano la cosa da ubriachi»
Erodoto, Storie, I 133, 3 s.
Tre giorni lontana dal mare e sento già paoloconte che mi canta nella testa anche quando non c'è la radio accesa.
"Sì, naturalmente sono un vero ranocchio, come lei stesso può vedere. Non sono né una metafora, né una citazione, né una decostruzione, né un prototipo, nessuna di queste cose complicate. Sono un ranocchio autentico. Vuole sentirmi gracidare?"
Murakami Haruki, Ranocchio salva Tokyo, in Tutti i figli di dio danzano