Circa due mesi fa, stazione di Parma.
- Buongiorno, vorrei fare la carta verde. E un biglietto per Tomi.
- Eh, la carta verde se la faccia fare a Tomi, santo cielo! Mi piacerebbe, a me, lavorare a Tomi! Lo sa quanto lavorano a Tomi? Un terzo di noi! Lo vede quanto lavoriamo noi? Eh! Loro un terzo! (ad lib.)
- Scusi, si sta per caso rifiutando di vendermi la carta verde?
- E vabbé, vabbé. Però io le dico, a Tomi, un terzo lavorano, rispetto a noi! Ah! Potessi io lavorare a Tomi! (ad lib.)
in tre minuti stampa la carta verde, su un biglietto uguale a quello del treno. gaudio, sul momento: non dovrò mai più interagire con esseri umani per fare il biglietto.
-
Circa due settimane fa, stazione di Tomi.
Ho un quarto d'ora di tempo e nella saletta dell'assistenza clienti non c'è nessuno. Decido di farmi del male.
- Permesso, scusi...
- Prego?
- Volevo chiederle: questa carta verde stampata così... come un biglietto del treno normale... è provvisoria e mi mandano a casa il tesserino, o è definitiva?
- Uh, ma che strana... l'ha per caso fatta in una stazione molto piccola... impresenziata?
- ...
- Eh.
- ...
- Cosa vuole che le dica: se ha paura di confonderla con gli altri biglietti del treno, la segni con un pennarello.
No comment.
"Sì, naturalmente sono un vero ranocchio, come lei stesso può vedere. Non sono né una metafora, né una citazione, né una decostruzione, né un prototipo, nessuna di queste cose complicate. Sono un ranocchio autentico. Vuole sentirmi gracidare?"
Murakami Haruki, Ranocchio salva Tokyo, in Tutti i figli di dio danzano