Dannate Rane...!

giovedì, 05 novembre 2009

La seconda varia ed eventuale (segnaposto)

Mi era venuta in mente in autobus ma non c'entrava con l'autobus, c'entrava con il Gaio Minicio e la sua professione di medico legale e i suoi pazienti, insomma, pazienti, però la scrivo meglio domani perché adesso sono stanca morta.

scritto da: Ekatherine alle ore 21:54 | link | commenti
categorie: giallo
martedì, 16 giugno 2009

Il bego dei papiri: una giornata quasi persa

Attività del giorno: farsi venire gli occhi quadrati a furia di tradurre articoli sull'argomento "medicina legale nell'egitto greco romano" (che si poteva sottotitolare: chiedere ai villici di costruirvi una nave gratis può nuocere gravemente alla salute, oggi come allora), digitare e cancellare ipotesi campate in aria e non suffragate da nessuna prova (le prove sono state mangiate e digerite dai beghi del papiro) su come diavolo era finito in un villaggio di contadini egiziani un medico (legale) apparentemente latino e completo di tria nomina.

La risposta, alla fine di questa giornata, è che non ne ho la minima idea.

(Ma sono speranzosa perché mi manca ancora un articolo crucco da tradurre*)

In compenso, sfruttando tutte le ipotesi di oggi e con l'aura sempre fascinosa dell'espressione "medicina legale" potrei scrivere una serie di gialli ambientati nell'amena campagna egiziana, in cui il Gaio Minicio indaga su misteriosi percuotimenti di gente che chiede ai villici di costruire navi gratis, o anche per più futili motivi, tipo piani per uccidere gente mentre fa il bagno che una volta scoperti portano la gente a non lavarsi e la qualità della vita dei poveri egiziani a deteriorarsi rapidamente. In pratica, la Margaret Doody de noartri.

-

*: ci metto il doppio del tempo che ci vuole per tradurre da qualsiasi lingua per cui ho bisogno del vocabolario perché vengo sempre attratta dalla parola interessante che immancabilmente trovo subito sopra o sotto il lemma che mi interessa o nei suoi esempi: ieri era Kadavergehorsam (obbedienza cieca ed assoluta: poi mi sono persa nell'etimologia, poi mi sono infastidita per il primo risultato di google) oggi invece il più leggero Buchstabensuppe e Buchstabenwirrwarr (tutte cose che hanno a che fare con la minestra a forma di alfabeto). Poi mi incaglio anche nelle parole italiane: oggi era perizia, che mi fa venire in mente i pomodori perini, ma anche l'essenza (in senso filosofico, temo) della pera.

scritto da: Ekatherine alle ore 22:09 | link | commenti (1)
categorie: tesi, giallo, @work, papairi
mercoledì, 04 marzo 2009

Teorie della cospirazione

a parte il fatto che continuo ad essere perseguitata dai russi che mi inseguono sui mezzi pubblici (anche se l'ultima volta, sull'intercity, credo fossero ucraini: due distinti signori e tre distinte signore) e che, quando ciò non si verifica, mi si siede di fianco qualcuno che canta (l'opera, canzonette degli anni '30, elton john), un'altra mia fissazione è che l'estensiore del vocabolario on line di cui mi servo per tradurre oscuri articoli su bronzee cose sia una persona che mi conosce bene, molto bene (non una in particolare, una persona tra quelle che mi conoscono bene).
solo in questo modo si spiegherebbe l'inserimento, in un vocabolario ben fatto, di esempi come:

- che ci fanno le forbici in frigo?
- ho la sensazione di non essere da solo/sola in questa casa.
- pensavo di aver sentito delle voci...
- lui/lei beve regolarmente cinque tazze di caffé al giorno.
- il terrorista lanciò la granata in mezzo ai vescovi.
- non andrai molto lontano con un litro di benzina.
- la lancetta dell'indicatore del carburante indica "vuoto".
- un orso a due teste? ma non esiste una cosa simile!

scritto da: Ekatherine alle ore 14:09 | link | commenti (2)
categorie: giallo, @work, papairi
lunedì, 24 settembre 2007

Sam l'Antiocheno contro l'Anonimo Autore

Ho due nuovi tatuaggi. Uno sul bicipite con scritto "no, mah, lo sto leggendo per un esame" in copto, armeno e nella traduzione di Girolamo e un altro sul polpaccio, che raffigura un allegorista rapito dai mostri marini mentre sta leggendo il De mortibus boum.

Come decisi di farmi questi tatuaggi è una lunga storia.

Erano le otto e mezza del mattino di un piovoso venerdì di marzo quando mi informarono che la bibliotecaria aveva trovato nelle cartelle delle scartoffie da fotocopiare un'operetta anonima scritta in un latino inqualificabile ed era morta di crepacuore dopo averne letto una pagina. Qualcuno l'aveva inserita deliberatamente nel corpus Ciprianeo fingendosi lo stimato vescovo e martire che tutti in città conoscevano, evidentemente per fare ricadere la colpa su di lui.
Era il terzo incidente di questo tipo. Due mesi prima, un bidello del dipartimento di italianistica aveva trovato il mortale libello nel cestino della carta, e l'aveva scambiato per un vecchio numero dell'Europeo; tre settimane prima, una matricola di scienze della comunicazione aveva letto i primi cinque capitoli credendo fosse un saggio sui nuovi media. L'avevano trovato il mattino dopo, e persino i più esperti poliziotti avevano faticato a trattenere il loro disgusto.

Sapevo che molti nuovi arrivati consideravano il mio metodo di indagine pericoloso e spesso inefficace, e più di una volta al dipartimento di Storia mi avevano consigliato di smettere perchè il gioco non vale la candela, ma sapevo che per scovare il colpevole di tutto questo c'era solo una cosa da fare e, mio malgrado, decisi di calarmi nel malfamato ambiente della letteratura cristiana antica.
Quando andai a sentire che aveva da dire il mio informatore al porto, il Gatto che Riecheggia Virgilio*, notai che la mia presenza nel torbido bar di allegoristi in cui ci eravamo incontrati non era passata inosservata. In un angolo, due loschi figuri confabulavano a bassa voce guardandoci. Sapevo che non osavano rompere gli indugi e farci fuori solo perchè era noto a tutti, in quell'ambiente, come il Gatto che Riecheggia Virgilio aveva ottenuto il suo soprannome.
Uscii, ma mentre pagavo il conto qualcuno aveva manomesso i miei appunti incollandovi le tre mortali fotocopie, in formato A3. Me ne accorsi appena in tempo, al quarto capitoletto, quando incappai in un per con l'ablativo. Riuscii a smettere di leggere appena in tempo, poi persi quasi conoscenza sul taxi che mi riportava a casa.

Era chiaro che qualcuno voleva farmi fuori. In quel bar di allegoristi dovevo essere arrivata vicino al mio bersaglio. Ne fui ancora più convinto quando, sotto la porta del mio appartamento, trovai un messaggio anonimo scritto con lettere ritagliate dai giornali. Diceva: Il chartagineze lo sah quale que est qui ha scrito il De duobus montibus, firmante Anonymo. Conoscevo quello stile, anche mio nonno scriveva così quando usava la tastiera wireless al contrario. Lo faceva dopo aver alzato il gomito e picchiato le galline, ma a volte anche da sobrio**. Nella posta c'era anche la solita lettera minatoria da parte di Girolamo, che mi intimava con insulti irripetibili di restituirgli il completo di tweed. Lo ignorai.
Non appena fui in grado di muovermi bevvi un sorso di amaro Braulio e tornai al porto, a cercare il Cartaginese. Troppo tardi mi accorsi di essere seguito da un uomo minaccioso, chiaramente un allegorista, che stentava a celare l'espressione feroce dietro il codice che fingeva di leggere, un raro esemplare del De mortibus boum. Stava già estraendo le sue micidiali armi esegetiche quando un mostro marino uscì da sotto la banchina e lo divorò. Cose che capitano, quando trascuri la lettera del testo. Ero salvo, ma per quanto? Stavo già pensando di tornarmene a casa e lasciare perdere tutto, quando davanti a me vidi una figura ingobbita, che indossava un impermeabile ed un paio di occhiali con naso e baffi finti.

-Ti ho aspettato a lungo su questo molo freddo...
-Chi diavolo sei? Cosa ne hai fatto del Cartaginese?
Mi avventai su di lui, prendendolo per il bavero e scuotendolo, arrabbiato come un coyote antiocheno.
-Parla, bastardo! Confessa! Sei stato tu!
Vidi che non intendeva fuggire; sembrava innaturalmente calmo. Allora lo lasciai, schiumando per la frustrazione di non vederlo in ginocchio a chiedere pietà. Poi finalmente parlò.
-Sono stato io a cercarti, Sam. Non mi avresti mai trovato, con i tuoi primitivi criteri ermeneutici.
Come tutti i serial killer, voleva essere preso.
-Sì, sono stato io. I miei genitori mi hanno dato il nome di Anonimo Autore, e non avrei mai potuto diventare famoso come autore di letteratura apologetica. Allora ho scritto quell'orrenda operetta per inserirla nel corpus delle opere di Cipriano e così screditarlo. Se non potevo essere un modello d'eloquenza io, non doveva esserlo nemmeno lui. Ma poi mi sono reso conto che anche la più ottusa matricola ottusa del corso di Latino Uno si sarebbe potuta facilmente accorgere che l'opera non era di Cipriano, e allora ho cominciato ad uccidere. Adesso sai tutto, Sam, ma non puoi provare niente.
-Pagherai per quello che hai fatto, Anonimo Autore. Riuscirò ad incastrarti.

Mentre dicevo queste parole riapparve Giorgio, il mostro marino, che si pappò l'Anonimo Autore e nessuno seppe mai com'era andata veramente. Per questo Cipriano fu martirizzato ed io divenni infine ingegnere civile***.


*lo so, un tempo c'era Virgilio come guest star, ma non si fa più trovare al telefono e al suo posto mi risponde una voce roca che con un accento ligure dice "Genua me genuit" e riattacca.
**riuscirò mai a scrivere un testo evitando le anfibologie? ma ora mi sa briga cancellare.
*** scusate, ma è venuta ora di cena.
 

scritto da: Ekatherine alle ore 19:49 | link | commenti (5)
categorie: giallo

"Sì, naturalmente sono un vero ranocchio, come lei stesso può vedere. Non sono né una metafora, né una citazione, né una decostruzione, né un prototipo, nessuna di queste cose complicate. Sono un ranocchio autentico. Vuole sentirmi gracidare?"

Murakami Haruki, Ranocchio salva Tokyo, in Tutti i figli di dio danzano

Chi sono

Utente: Ekatherine
Caffeinomane, ex-fumatrice, non così etilista come si potrebbe pensare. Specializzanda in Cose Che Non Interessano Quasi A Nessuno, nel tempo libero subisce angherie da trenitalia, enumera gatti e viene scambiata per una russa o un'archeologa. Anche se ormai se ne è fatta una ragione, a volte continua a rimpiangere la morte del poema didascalico.

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Cose Che Non Interessano Quasi A Nessuno
(a me sì, per dire)

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4. How to make Kykeon
5. Papairi e papere
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7. Tracce di pronomi
8. L'Italiano non esiste (ma non diciamolo in giro)
9. Come convincere un elefante ad attraversare un fiume
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12. Il Greco non esiste (ma non diciamolo in giro)
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17. Questa è l'ultima volta che studio Agostino
18. Tesi: Cure truculente dell'emicrania nell'Egitto greco e romano

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