- te l'avevo detto che è bruttina Las Spezia.
- triste, sì.
- non dirlo a me. vedi quel salice piangente?
- mh.
- prima che lo trapiantassero lì, era un tronchetto della felicità.
E così sono tornata, credo brevemente, da Las Spezia. Il mostro dell'armadio, alla fine, è stato ospitato nello sgabuzzino. Penso si sia trovato bene, c'era una cassa di gutturnio e una discreta riserva di cibo. Per trasportarlo senza l'armadio ho fatto così: ho aperto il baule, ho spento le luci, mi sono allontanata fischiettando. dopo un po' ho riacceso le luci, ho chiuso il baule, sono partita. stessa cosa con lo sgabuzzino.
-
Io, nel frattempo, ho camminato, ho nuotato, ho apprezzato i sentieri liguri e mi sono persa nelle cave apuane perché gli ufi e i gatti incasinano i segnavia del CAI. Tutto questo in preparazione all'idea malsana dell'anno: fare un pezzo consistente di via francigena. considerando che la compagnia pellegrina è altrettanto miscredente e pagana, le motivazioni del folle gesto sono inspiegabili. L'Uomo Barbuto di mia conoscenza si è comunque già detto disponibile a seguire la prima tappa con l'ambulanza a passo d'uomo, come vivicittà.
"Sì, naturalmente sono un vero ranocchio, come lei stesso può vedere. Non sono né una metafora, né una citazione, né una decostruzione, né un prototipo, nessuna di queste cose complicate. Sono un ranocchio autentico. Vuole sentirmi gracidare?"
Murakami Haruki, Ranocchio salva Tokyo, in Tutti i figli di dio danzano